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lunedì 28 ottobre 2013

Sabato 26 ottobre. Nel bosco umido

Sabato l'uscita è stata solitaria. I miei soliti compagni di uscita avevano impegni e non ce l'hannno fatta ad affiancarmi.
Così mi sono permesso il lusso di uscire senza fare alzatacce e mi sono ritrovato ai piedi del bosco di castagno alle 8.30. Il sole già in vista, il tempo buono, tanta umidità e la temperatura di 13° costituivano ottime premesse per una bella passeggiata. Inoltre non c'erano macchine di altri raccoglitori. Solo qualche castanicoltore.
Mi sono inoltrato nel bosco ed ho capito subito che le condizioni erano ottime: umidità, tanta, forse troppa, e tanti funghi in vista.
Inizio subito con il caricarmi di Creterellus cornucopioides, che francamente qui spuntano veramente come l'erba, ed anche perchè io ne vado matto... che poi quando non si trovano li rimpiango sempre. E poi trovo una bellissima zona piena di stupendi e freschi Hydnum repandum.
Raccolgo il tutto e metto nello zaino, che ormai è già pieno.
Però, oltre a questi due tipi di funghi non vedo altro di edibile che possa allietare la compagnia a quelli già raccolti.
Giro comunque per altre due ore e mezza, senza incontrare uno straccio di un boleto. Secondo me dovrebbero uscire ancora dei bei porcini, ma per adesso non se vede l'ombra.
In mezzo al bosco di castagno, anche passando e ripassando in fungaie già ampiamente conosciute, non si vede un porcino. Nè famigliole, nè grifole, nè altri funghi interessanti.
A dir la verità sono tutti interessanti, quanto meno per cercare di classificarli, tuttavia, a parte poche visioni interessanti, tutta la giornata è passata in completa solitudine, nel silenzio del bosco camminando e cercando anche di fare attenzione a dove mettere i piedi nei posti più scoscesi e umidi. Ogni tanto mi fermavo, per guardarmi attorno, nel silenzio, alzando lo sguardo dal terreno per cercare i funghi, e mi godevo lo spettacolo bellissimo della natura incontaminata.
Dopo avere sentito le gambe leggermente in affanno, ho deciso di ritornare, fermandomi prima nella mia casa di campagna, più in basso, dove ho trovato alcune Lepista nebularis che mi crescono nel giardino, qualche Macrolepiota rachodes, che già erano appassite, una Stropharia, una famigliola di Hypholoma fasciculare, ed un altro fungo, forse una Lepiota, che mi sono dimenticato poi di portare a casa per l'identificazione.
Mio padre invece aveva trovato tre o quattro cespi di Armillaria mellea, sempre nel giardino di casa, che aveva già messo sotto bollitura per farsi i suoi condimenti.
Ottima giornata per camminare. Mi dispiaceva tornare, ma tra figli e famiglia, il tempo per camminare è sempre meno.

lunedì 21 ottobre 2013

Sabato 19 ottobre in faggeta

Mi dicevano che nel faggio avrei potuto incontrare qualcosa di buono... e così sabato mattina sono andato alla Faggiola con un amico.
Partenza con il buio che ci accompagna e poi arriviamo sul posto con luce già abbondante. Passiamo attraverso una nebbia fenomenale che copre tutta la bassa valle, e appena arriviamo sopra ai cinquecento metri, ci voltiamo e troviamo uno spettacolo eccezionale: la nebbia sembra bagnare la valle come un lago, e noi, invece, eravamo sopra tutto. 
Questi spettacoli ti fanno capire il perchè vale la pena alzarsi presto di mattina per andare a faticare sulle gambe.

Arriviamo sul posto con varie auto già parcheggiate. Cacciatori o fungaioli?
Probabilmente cacciatori, anche perchè per la prima ora non vediamo nessuno nel bosco, ed invece sentiamo chiaramente schioppettate anche abbastanza vicine.
Oggi come mai avrei voluto un giubbotto catarifrangente.
Però poi non sentiamo più nulla e quindi proseguiamo lungo il sentiero godendoci lo spettacolo dei faggi. 
Ogni tanto ci dividiamo per battere sopra e sotto il sentiero, anche se il terreno umido e impervio ci consente di poter percorrere solo alcuni tratti, dove il declivio è praticabile. Però la faggeta è sempre bellissima: equilibrata, scura, pulita, un posto fantastico dove camminare respirando il senso della natura.
Con le ricetrasmittenti ci teniamo in contatto e poi arriviamo alla fontana.


Nel frattempo abbiamo visto molte essenze fungine, ma tutte, o quasi, a me sconosciute (capisco la famiglia dove classificarle, ma sempre molto approssimativamente) e quindi alcune le raccolgo solo per poterle poi identificare a casa, con calma.







Troviamo vaste distese di quelle che poi ho pensato fossero Clitocybe nebularis .





Nel prosieguo della camminata, poi trovo una bella zona con una fungaia di steccherini dorati, che raccolgo, e che, oltre a pochi altri galletti, diventano il nostro risultato di giornata (in tutto 6-7 etti di funghi edibili).
Ad un certo punto incontriamo anche altri tre ragazzi che stanno battendo come noi il bosco ma che pare non abbiano trovato nulla, se non qualche galletto.
Infatti anche nella serata di domenica un altro amico di vallata, mi conferma che ha trovato un bel carico di galletti, ma solo di quelli.
Insomma, alla fine di tutto, pur avendo notizie buone sul faggio, in realtà non abbiamo incontrato nessun tipo di boleto.
Ce ne facciamo una ragione, anche se il mio amico avrebbe almeno sperato in qualche trombetta, che però non abbiamo visto per nulla, e quindi torniamo a casa ripassando per quella nebbia che ancora non si era dissolta.
Ma carichi di aria buona nei polmoni.

lunedì 14 ottobre 2013

12 ottobre 2013 il bosco è umido, e la cucina è pronta

Dopo un raffreddore pensante ed un progressivo peggioramento causato da una sinusite potente, che peraltro non avevo mai avuto, finalmente questo fine settimana sono uscito di nuovo nel bosco, dopo due settimane di forzato stop.
Venerdì pomeriggio 11 ottobre sono uscito da solo, andando a rifugiarmi in uno sperduto posticino a circa 300 metri di altezza in Emilia Romagna, composto da boschi di carpino e castagno.  Il castagneto è formato da castagni che erano coltivati, però da tempo non sono più curati. Speravo di trovarvi qualcosa di interessante, invece non c'era quasi nulla, salvo qualche steccherino ed il terreno completamente rovinato dai cinghiali che si erano evidentemente abbuffati della castagne che cadevano dagli alberi.
Il giorno dopo però avevo promesso ad un mio amico che l'avrei portato a fare un giro nel bosco, e quindi, insieme a mio zio, partiamo di buon'ora per andare in Toscana sui 700-800 metri e vedere cosa possiamo incontrare.
La giornata prometteva male, con la pioggia che accompagnava la nostra partenza. Però, arrivati sul posto, abbiamo trovato pochissime auto e il tempo che, a parte qualche leggero momento di pioggia, ci lascia in pace.
Il bosco era completamente fradico di acqua, umido, e francamente nemmeno tanto freddo. Si scivolava e bisognava stare attenti a dove e come si mettevano i piedi.
Siamo partiti subito con una valangata di trombette, che poi ci hanno accompagnato per tutta la gironata e che ad un certo punto smettiamo di raccogliere perchè non ne possiamo più di stare sempre con la schiena piegata (e francamente a casa sono poi tutte da pulire). Poi troviamo anche alcuni galletti, belli grossi e cresciuti bene, qualche steccherino e anche dei chiodini, che però paiono essere più armillaria ostoyae che armillaria mellea, anche se non siamo in un bosco di conifere, ma di castagno e carpino. Ogni tanto sbucano anche dei leccini (aurantiacum), ed alcuni li dobbiamo lasciare perchè troppo maturi. Inoltre qualche russola cyanoxantha.
Ad un certo punto ho incontrato anche una stupenda grifola frondosa, ma ormai decisamente in fase di putrefazione, anche se appena iniziata, e che quindi ho lasciato dove l'avevo trovata.
Dopo due ore e mezza circa di camminata su terreno scivoloso, abbiamo deciso di tornare, anche perchè alle 11.00 dovevo essere a casa.
Giornata piacevole, anche se bagnata, sia per la compagnia, che per la ritrovata comunione con il bosco. Una piacevole passeggiata a tre, con il mio amico che ha cacciato almeno due scivoloni sul terreno umido, ma che ha superato per il gran gusto di stare insieme piacevolmente.
A casa, lascio al mio amico i galletti, le russole, qualche trombetta e i leccini, così fa contenta la moglie e la famiglia con un misto per l'ora di pranzo.
Io mi porto a casa gli steccherini dorati, le trombette e i chiodini, che la sera inizio a pulire per poter cucinare il giorno dopo.



E quindi: gli steccherini li cucino con aglio e burro e poi li metto in due stampini a raffreddare nel frigo.
I chiodini li faccio bollire per circa quindici minuti nell'acqua bollente, poi li scolo dall'acqua di cottura, li friggo, e una volta cotti, ben bene, li unisco a due uova sbattute e li pongo in alcune formine da forno per farne alcuni tortini che metto in forno per circa venti minuti a circa 200 gradi.
Il risultato è più che accettabile.


Poi passo alle trombette.  Sono tante, e non riesco a cucinarle tutte insieme. La prima partita la faccio cuocere nel burro e quindi, una volta asciugate dalla loro acqua, aggiungo un po' di cubetti di speck e poi ci aggiungo anche una certa quantità di latte, che serve a farle amalgamare bene. Poi le tolgo dalla padella e le unisco a due uova sbattute in una ciotolina con un pochetto di parmigiano. Depongo poi il composto nelle formine da forno e quindi inforno sempre per venti minuti a circa 200 gradi.
Queste vengono davvero buonissime.



Le rimanenti trombette le cucino sempre con speck e latte e le metto in frizer come sugo per la pasta o altri preparati.